Ciao a tutti. Stiamo proseguendo per il tour di “Storie Invisibili”. C’è sempre la stessa atmosfera: ogni volta le aspettative sono molteplici: speri che il nuovo lavoro piaccia ai fans, che entri nei loro cuori con loro soddisfazione! E’ questo ogni volta quello che un musicista spera, cioè di essere riuscito a far sentire proprie ad ognuno quelle “visioni private” che devono trovare la forza ed il fascino di trasformarsi in “universali”, in modo da essere rielaborate poi da ognuno degli ascoltatori… La musica è un misterioso ed illogico paradosso: nasce in una stanza del tuo corpo, e nasce come un fatto assolutamente privato, quindi di appartenenza individuale, esclusiva… Ma poi potrà vivere sempre e soltanto se “altri” faranno diventare propria quella stessa musica, se “altri” la riscriveranno dentro di sé dandogli magari ulteriori risonanze e significati, diversi anche da quelli dell’autore originale… Perché quel brano avrà molti autori oltre quello iniziale: ognuno che la ascolterà ne diverrà il compositore esclusivo!

E non è questo un grande paradosso? Qualcosa nata da uno solo che diventa poi di migliaia di persone, che vivrà di questa molteplicità di compositori ed autori originali tali da diventare tutti “coautori”!

Ecco perché quando mi chiedono:- Ma cosa hai voluto dire con questa parola o con questo brano, mi viene sempre spontaneo dire:- Non è importante, è solo un dettaglio… La cosa più importante è quello che significa secondo te, è come risuona dentro di te, e cosa ti evoca!!-. Un brano, al momento in cui l’ho finito di scrivere, automaticamente non mi coinvolge più… E’ da sempre che mi capita, appena finito di registrare un nuovo disco, non lo ascolto più, e solo molto tempo dopo ne riscopro eventualmente lo spessore, il fascino, il risultato positivo finale… Lì per lì, mentre sei nella fase di scrittura, di concezione del tutto, ti succede come al surfista mentre sta nel tunnel dell’onda che non si rende conto del colpo d’occhio generale…

Solo dopo, quando gli capiterà magari di vedere le riprese video fatte da qualcun altro che lo ritraggono incurvato dentro il tunnel della grande onda che sta sfidando, solo allora si renderà conto del coraggio folle che ci vuole, del miracolo della fisica dei vettori che gli ha consentito di stare in un pazzesco equilibrio dentro una galleria gigantesca di centinaia di tonnellate d’acqua in movimento…

 

Il secondo ringraziamento nell’album dei ringraziamenti del Banco è rivolto ad un amico recente, una new entry nella nostra classifica dei più cari: è ALESSANDRO CODELUPPI, il nostro attuale fonico live che ha partecipato con un entusiasmo ed una passione commoventi anche ai missaggi dell’album “Storie invisibili”.

Alessandro, lo avevamo notato già durante i live, durante i concerti ultimi: le registrazioni dei concerti, prese Lift e Rigth dalla consolle del mixer, quindi in diretta, immediatamente dopo le sue regolazioni dei vu meter dei singoli canali, con le quali dirige la nostra esecuzione come fa un direttore d’orchestra… E’ questo il compito di un fonico live in un concerto rock: e per farlo deve sapere, come un direttore d’orchestra sa, tutte le singole parti di ogni strumento, tutte le parti eseguite da ogni musicista della band, e deve sapere, cosa ancora più importante, il rapporto dei volumi di ogni strumento rispetto ad ognuno degli altri.

Cioè, dopo aver fatto con l’uso degli equalizzatori, il bilanciamento dei timbri di ogni singolo strumento, in modo da evitare un affollamento selvaggio di troppi strumenti all’interno dello stesso range di frequenze, cosa che ovviamente va fatta anzitutto da chi scrive l’arrangiamento iniziale del brano, cioè La sua orchestrazione… Ad esempio gli arrangiamenti e i conseguenti missaggi di un brano del Banco sono particolarmente impegnativi per la presenza di due tastieristi: uno strumento come il pianoforte, occupa con la sua tastiera tutto lo spettro delle frequenze, dai suoni bassissimi ai suoni più acuti. Per cui, se alla mano sinistra del pianista affidiamo una parte molto fitta di note, nel range delle frequenze più basse ci saranno molti eventi sonori che non lasceranno molto spazio agli altri suoni abitanti dello stesso range (ad esempio la cassa della batteria, le note del Basso elettrico). I range delle frequenze sono come dei quartieri di una stessa città (la città è il brano musicale, i suoi quartieri i vari range di frequenze: se nel quartiere delle frequenze basse ci sono contemporaneamente troppe parti, ad esempio una mano sinistra del pianista molto fitta di note, la cassa della batteria, il basso elettrico, delle parti per sintetizzatori scritte nelle ottave basse, tutto questo insieme di suoni risulterà troppo fitto, folto, uno strumento non lascerà posto a sufficienza all’altro, ed il risultato sarà ad esempio che le parti del basso e della sinistra del pianoforte si ostacoleranno una con l’altro nell’udibilità, inoltre squilibreranno la gamma delle frequenze generali, abbondando di troppi bassi, ecco che poi bisognerà provvedere e rimediare al momento del mastering a missaggio finito…). Insomma, per far suonare bene un’orchestra ci vuole un grande direttore! E per far suonare bene una rock band ci vuole un grande fonico che, con le proprie regolazioni del mixer, esalta le parti dei singoli strumenti e crea un ascolto finale equilibrato, in cui si sentano tutti gli strumenti,

in un equilibrio collettivo giusto, senza un eccesso di frequenze basse o di frequenze alte o di frequenze medie!

 

Ecco perché mi ha colpito Alessandro Codeluppi: perché quando ho risentito le registrazioni dei nostri concerti ho sentito un bell’insieme sonoro, che esaltava il “cuore” delle composizioni e le singole esecuzioni strumentali … Allora incuriosito, ho voluto sapere di più di questo ragazzo ed ho scoperto che è diplomato in chitarra al conservatorio, e, non contento, è anche laureato in ingegneria acustica…

Ecco fatto! Alla faccia di tutti quelli che negli ultimi tempi hanno sostenuto sempre di più che la preparazione specifica è anche inutile, non serve poi così tanto, “uno vale uno”, al tavolo di chi decide se il vaccino fa bene o fa male ci sta un epidemiologo\biologo ed un idraulico, e l’ultima non la dirà l’epidemiologo ma l’idraulico!!!

Siamo arrivati al top della follia…

E quindi assistiamo impietriti a genitori che picchiano i presidi delle scuole o i professori delle stesse… Perché tanto la casalinga glielo spiega lei alla professoressa come si insegna in classe letteratura italiana, che si è laureata a fare? Non serve mica così tanto!!! Te lo dico io!! Troppa esagerazione per lo studio! Sa di più uno che viene dalla vita concreta che dall’università!!!

E gli uomini ritornano a fare sempre gli stessi errori! Mi torna in mente l’apologo di Agrippa il quale, per convincere gli Aventiniani a tornare nel senato romano, parlò delle membra del corpo umano, fra le quali non c’era quella più e quella meno importante, perché tutte servivano a farlo funzionare bene…

Io ho sempre creduto con certezza nella preparazione, nello studio, nella serietà dei rispettivi ruoli e nella passione per esercitarle a vantaggio degli altri! Non ho mai creduto che il titolo di studio sia di per sé un toccasana o una garanzia di qualità umana… Ma la competenza serve ad un’altra cosa, non ci fa diventare più o meno simpatici… serve a farci dare il nostro contributo con competenza e quindi con efficacia, nell’interesse collettivo!!

Quindi grazie caro Alessandro per la tua competenza, preparazione e passione!!!